Due yuan e una breve scarpinata: questo è il prezzo per il panorama più bello di Beijing.

Passeggiando per le vie dietro alla Città Proibita, potrebbe capitarvi di notare l’ingresso di un parco che, dall’esterno, non sembra nulla di speciale: un cancello, una biglietteria e nessun indizio che riveli la magia nascosta all’interno.

Le origini di Jingshan sono umili: nel 1400, gli scavi per il Palazzo Imperiale e il fossato che lo circonda generarono una grande quantità di terra di scarto. Da questo materiale nasce una collina artificiale a nord del complesso. La sua funzione non era solamente di “riciclo”: riparava il palazzo dai venti freddi e stabilizzava l’energia dell’impero, secondo i principi del Feng Shui.

La storia del parco si tinge di nero alla fine della dinastia Ming: l’imperatore Chongzhen, sfuggendo ai ribelli, sale in cima alla collina e si toglie la vita, impiccandosi tra gli alberi.

Con l’avvento della dinastia Qing, il ruolo di Jingshan cambia: da luogo “proibito”, riservato alla cerchia imperiale, si apre al pubblico, diventando uno dei parchi cittadini. Quasi a simboleggiare la fine di quel potere esclusivo, chiuso tra le mura del Palazzo Imperiale e distaccato dalla vita che lo circonda.

Ma torniamo a noi, che passeggiamo tra le strade del distretto di Dongcheng e abbiamo scelto di scoprire cosa si nasconde dietro i cancelli.

Inerpichiamoci lungo i sentieri che circondano la collina, prendiamoci il tempo per osservare la vita che scorre in mezzo al verde: anziani che giocano a mahjong, signore che ballano al ritmo della musica tradizionale, cori e celebrazioni all’interno dei piccoli templi.

Continuiamo a salire fino alla sommità, dove la vista si dispiegherà davanti ai nostri occhi: una città divisa tra tradizione e modernità, dove i grattacieli fanno da sfondo alla Città Proibita; mura rosse separano il divino dal terreno, creando un limite invalicabile.

E quando saremo soddisfatti, potremo ridiscendere, lasciarci il cancello alle spalle e tornare tra le vie.

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